sabato, 07 febbraio 2009,16:50
e vive ancora il sentimento delle cose, mentre noi amiamo controllare tutto
la vita i pensieri degli altri, la morte
e non amiamo neanche il pane che mangiamo.
noi non ringraziamo

...quando la gente non dirà più grazie e perfavore sarà la fine del mondo...

non riusciamo a considerare che le nuvole ci guardano e i mari ci controllano, le piante si difendono e i libri ci feriscono


lascia pardere tutto e ricomincia da capo
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lunedì, 12 gennaio 2009,01:20
la verità è nel fondo di un pozzo: lei guarda in un pozzo e vede il sole o la luna; ma se si butta giù non c'è più né sole né luna, c'è la verità.

leonardo sciascia
da il giorno della civetta
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giovedì, 11 dicembre 2008,10:54
se non è vero che hai paura
non è vero che ti senti solo
non è vero che fa freddo
allora perché tremi
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sabato, 30 agosto 2008,23:53
Parole dolci parole complicate parole semplici parole alate parole inutili parole piu’ affilate di una lama parole fresche parole come gocce di rugiada
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domenica, 06 luglio 2008,22:52

e una risata squarciò il cielo.


ehi ma quante personalità potrà avere un'entità? una, due, mille? trecento o quattrocento? mille mila più uno tendente all'infinito?

oibò e che ce ne faremo di tutte? come sfamarle?


la sapete la storia del topo che si credeva lupo ma si adattava a fare il cane pastore? che poi per volare si disse falco ma appena vide un topo si buttò in picchiata per afferralo tra gli artigli e mangiarselo?

no? peccato.

peccato perché era un animale divertente volendo. morì troppo presto fra i suoi stessi artigli. poverino.


amava l'epicità l'entità. sarà per questo che si mise due ali di cera? si avvicinò troppo al sole, che tanto di personalità ne aveva. ma quando fu a terra disse ahi. incolpò lei, la poverina. ché poi quando serviva era persona e quando no, no. e lei che era lei? entità pure lei, vulcano spento, femmina harmony, donna, risata, ti guardo e ti vedo? discarica? uh, che brividi. una era, mica una e trina come l'entità. ché se sei entità minimo minimo sarai uno e trino, no?


che gioco è questo? tutto il contrario di tutto! perbacco. eh ma lei lo sapeva, è per questo che nel gioco del re leone lei decise di essere specchio. oh, oh! specchio specchio delle mie brame chi è la più bella del reame? ma no, non è quella la storia, e che vi pensate? vi ricordate quando da bambini si giocava a gridare specchio riflesso? ecco. e che è? è fessa? ohhhh, sì che è fessa ma sempre meglio che pecora.


e comunque a lei i fessi piacciono, e non chiude porte per il solo fatto che la sua casa non ha porte. puoi sentirlo il vento?

sabato, 05 luglio 2008,17:24
prologo. è un pruno che molesta l'occhio della mente! quando roma fiorì come un alto palmizio, poco prima che cadesse il grande giulio, le tombe si svuotarono e i morti nei sudari invasero le vie stridendo e farfugliando, e stelle con code di fuoco, rugiade di sangue, disastri nel sole; e la stella acquosa che influenza l'impero di nettuno patì un'eclissi che fu quasi un finimondo. e ora è come allora: segni di avvenimenti terribili, come araldi che precedono i fati e prologhi alla sventura che arriva cielo e terra insieme hanno mostrato ai nostri climi e alla nostra gente. ma guardate lì, sta tornando! gli taglio la strada, dovesse costarmi la vita. fermati, illusione. se hai voce e puoi usarla parlami. se opera buona può farsi che a te dia pace e a me salute parlami. se conosci il destino del regno e saperlo può farlo evitare parla! o se nella vita hai nascosto tesori estorti nel ventre della terra, per cui voi spiriti, come dicono, vagate spesso nella morte, parlamene, fermati e parla. ( il gallo canta. )


antefatto. l’aria ha i denti aguzzi, il freddo è forte. sì, azzanna e taglia. ed egli mostrava più dolore che collera.

gli disse arrivi molto puntuale. è mezzanotte! rispose. va' a letto. grazie per il cambio. è un freddo cane, e ho la morte nel cuore. tutto quieto? non s'è mosso un topo.

 credevano loro. che ingenui. un topo nascosto dietro l’anglo c’era, eccome.


...e questa è la ballata del seguito alla prossima puntata.

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sabato, 05 luglio 2008,17:09

L'assemblea che si raccolse sulla riva era molto bizzarra. Figurarsi, gli uccelli avevano le penne inzuppate, e gli altri animali, col pelo incollato ai corpi, grondavano tutti acqua tristi e melanconici. [...]

Il Topo, che sembrava persona d'una certa autorità fra loro, gridò:

- Si seggano, signori, e mi ascoltino! In pochi momenti seccherò tutti! - Tutti sedettero in giro al Topo. [...]

- Ehm! - disse il Topo, con accento autorevole, - siete tutti all'ordine? Questa domanda è bastantemente secca, mi pare! Silenzio tutti, per piacere! Guglielmo il Conquistatore, la cui causa era favorita dal papa, fu subito sottomesso dagli inglesi... - Uuff! - fece il Lori con un brivido.

- Scusa! - disse il Topo con cipiglio, ma con molta cortesia: - Dicevi qualche cosa?

- Niente affatto! - rispose in fretta il Lori.

- M'era parso di sì - soggiunse il Topo. - Continuo: Edwin e Morcar, i conti di Mercia e Northumbria, si dichiararono per lui; e anche, Stigand, il patriottico arcivescovo di Canterbury, trovò che... - Che cosa? - disse l'anitra.

Trovo che - replicò vivamente il Topo - tu sai che significa «che?»

Significa una cosa, quando trovo qualche cosa? - rispose l'Anitra; - un ranocchio o un verme. Si tratta di sapere che cosa trovò l'arcivescovo di Canterbury.

Il Topo non le badò e continuò: - Trovò che era opportuno andare con Edgar Antheling incontro a Guglielmo per offrirgli la corona. In principio Guglielmo usò moderazione; ma l'insolenza dei Normanni... Ebbene, cara, come stai ora? - disse rivolto ad Alice.

- Bagnata come un pulcino, - rispose Alice afflitta, - mi sembra che il tuo racconto secchi, ma non asciughi affatto.

- In questo caso, - disse il Dronte in tono solenne, levandosi in piedi, - propongo che l'assemblea si aggiorni per l'adozione di rimedi più energici...

Ma parla italiano! - esclamò l'Aquilotto. - Non capisco neppur la metà di quei tuoi paroloni, e forse tu stesso non ne capisci un'acca. - L'Aquilotto chinò la testa per nascondere un sorriso, ma alcuni degli uccelli si misero a sghignazzare sinceramente.

- Volevo dire, - continuò il Dronte, offeso, - che il miglior modo di asciugarsi sarebbe di fare una corsa scompigliata.

- Che è la corsa scompigliata? - domandò Alice. Non le premeva molto di saperlo, ma il Dronte taceva come se qualcheduno dovesse parlare, mentre nessuno sembrava disposto ad aprire bocca o becco.

- Ecco, - disse il Dronte, - il miglior modo di spiegarla è farla. –

(E siccome vi potrebbe venire in mente di provare questa corsa in qualche giorno d'inverno, vi dirò come la diresse il Dronte.)

Prima tracciò la linea dello steccato, una specie di circolo, (- che la forma sia esatta o no, non importa, - disse) e poi tutta la brigata entrò nello steccato disponendosi in questo o in quel punto. Non si udì: - Uno, due tre... via! 'ma tutti cominciarono a correre a piacere; e si fermarono quando vollero, di modo che non si seppe quando la corsa fosse terminata. A ogni modo, dopo che ebbero corso una mezz'ora o quasi, e si sentirono tutti bene asciugati, il Dronte esclamò: - La corsa è finita! - e tutti lo circondarono anelanti domandando: - Ma chi ha vinto?

Per il Dronte non era facile rispondere, perciò sedette e restò a lungo con un dito appoggiato alla fronte (tale e quale si rappresenta Shakespeare nei ritratti), mentre gli altri tacevano. [...]

sedettero in circolo pregando il Topo di dire qualche altra cosa.

- Ricordati che mi hai promesso di narrarmi la tua storia, - disse Alice, - e la ragione per cui tu odii i G. e i C., - soggiunse sommessamente, temendo di offenderlo di nuovo.

- La mia storia è lunga e triste e con la coda! - rispose il Topo, sospirando.

- Certo è una coda lunga, - disse Alice, guardando con meraviglia la coda del topo, - ma perchè la chiami trista? - E continuò a pensarci impacciata, mentre il Topo parlava. Così l'idea che ella si fece di quella storia con la coda fu press'a poco questa:

Furietta disse
al Topo
che avea
sorpreso
in casa:
Andiamo
in tribunale;
per farti
processare.
Non voglio
le tue scuse,
o Topo
scellerato.
Quest'oggi
non ho niente
nel mio villin
da fare. -
Disse a
Furietta
il Topo:
Ma come
andare
in Corte?
Senza giurati
e giudici
Sarebbe
una vendetta!
Sarò giurato
e giudice,
rispose
Furietta,
E passerò
soffiando
la tua
sentenza

a morte.

Tu non stai attenta! - disse il Topo ad Alice severamente. - A che cosa pensi?

- Scusami, - rispose umilmente Alice: - sei giunto alla quinta vertebra della coda, non è vero?

- No, do...po, - riprese il Topo irato, scandendo le sillabe.

- C'è un nodo? - esclamò Alice sempre pronta e servizievole, e guardandosi intorno. - Ti aiuterò a scioglierlo!

- Niente affatto! - rispose il Topo, levandosi e facendo l'atto di andarsene. Tu m'insulti dicendo tali sciocchezze!

- Ma, no! - disse Alice con umiltà. - Tu t'offendi con facilità!

Per tutta risposta il Topo si mise a borbottare. - Per piacere, ritorna e finisci il tuo racconto! - gridò Alice; e tutti gli altri s'unirono in coro: - Via finisci il racconto! - Ma il Topo crollò il capo con un moto d'impazienza, e affrettò il passo.

- Peccato che non sia rimasto! - disse sospirando il Lori; appena il Topo si fu dileguato. Un vecchio granchio colse quell'occasione per dire alla sua piccina: - Amor mio, ti serva di lezione, e bada di non adirarti mai!

- Papà, - disse la piccina sdegnosa, - tu stancheresti anche la pazienza d'un'ostrica!

- Ah, se Dina fosse qui! - disse Alice parlando ad alta voce, ma senza rivolgersi particolarmente a nessuno. - Lo riporterebbe indietro subito!

- Scusa la domanda, chi è Dina? - domando il Lori.

Alice rispose sollecitamente sempre pronta a parlare del suo animale prediletto: - La mia gatta. Fa prodigi, quando caccia i topi! E se la vedessi correr dietro gli uccelli! Un uccellino lo fa sparire in un boccone.

Questo discorso produsse una grande impressione nell'assemblea. Alcuni uccelli spiccarono immediatamente il volo: una vecchia gazza si avviluppò ben bene dicendo: - è tempo di tornare a casa; l'aria notturna mi fa male alla gola! - Un canarino chiamò con voce tremula tutti i suoi piccini. - Via, via cari miei! È tempo di andare a letto! - Ciascuno trovò un pretesto per andarsene, e Alice rimase sola.


«Non dovevo nominare Dina! - disse malinconicamente tra sè. - Pare che quaggiù nessuno le voglia bene; ed è la migliore gatta del mondo! Oh, cara Dina, chi sa se ti rivedrò mai più!» E la povera Alice ricominciò a piangere, perchè si sentiva soletta e sconsolata. Ma alcuni momenti dopo avvertì di nuovo uno scalpiccio in lontananza, e guardò fissamente nella speranza che il Topo, dopo averci ripensato, tornasse per finire il suo racconto.
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giovedì, 26 giugno 2008,11:57
Fare il bassotto per te è stata la cosa più emozionante della mia vita da topino!
Torna presto a trovarci,
Rati.
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martedì, 17 giugno 2008,11:40
P1030986
Un bacio alla nostra cara amica Neru, ti aspettiamo impazienti.
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sabato, 31 maggio 2008,20:10
molti blog di splinder oggi non si vedono. il nostro sì. certe cose sono incomprensibili. evviva il topo! evviva le meraviglie.
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